sabato 1 febbraio 2025

Non sono un umarello

Arrivando al 1 febbraio, celebrando quindi il primo anno da pensionato, posso rispondere a chi mi ha chiesto “ma non ti manca l’Università”? Ovviamente non erano questi i programmi “da pensionato” e l’anno passato, anche sul fronte lavoro, mi ha fortunatamente messo nelle condizioni di dedicare molto tempo a “fare cose che mi piacciono e gratificano” e che avrei forse affrontato in modo diverso o punto. Detto questo (ed anche per questo) no non mi manca l’Università. Un po’ mi dico che dopo 43 anni ci sta, un po’ mi dico che se mi manca qualche cosa dell’Università sono gli student* (che non significa necessariamente il “fare lezione” ma pensare, svolgere le lezioni e, da lì, iniziare un percorso con chi si ha di fronte). Qualche lezione la faccio altrove e, forse anche per questo, non sento una reale mancanza. Va da se’ che l’esercito di quelli che sono stati “miei” studenti mi regala rapporti quotidiani e da ogni latitudine, quindi il rapporto umano viene ogni giorno alimentato da ciò che si è generato durante e dopo l’aula. Non mi manca certo il “sistema” universitario, anzi più passa il tempo più sono contento di non averci più a che fare. Non mi manca la burocrazia (spesso acefala), non mi mancano i riti (spesso inutili e finti), non mi mancano i giochi di potere (quasi sempre così lontani da quelli veri che mi è capitato di vedere in altri ambiti dove in gioco non c’erano carriere o borse di studio o posti in ambiti decisionali che da decidere realmente hanno sempre davvero pochissimo). Non mi mancano i colleghi e gli amici (non tantissimi per la verità) con i quali continuo a mantenere gli stessi rapporti che avevo prima a prescindere dalla frequentazione degli stessi luoghi (non posso certo negare che alcuni obblighi di frequentazioni in quei luoghi non fossero certo super gratificanti…anzi). Sempre seguendo questi ultimi pensieri non mi mancano i sorrisi di forma o “scarsamente veri” mentre continuo a essere gratificato da quelli veri di chi (non solo in campo accademico) in qualche modo sento e frequento di quell’ambiente. Devo anche ammettere che ero decisamente preparato (anche se non fa mai bene) alla “cancellazione immediata” del passaggio in quel mondo (paradossalmente per me oggi certificabile più a Brescia che in Bocconi dove qualche richiamo a ciò che ho fatto non è stato scolorinato). Ero preparato perché così è stato anche per “collegh*” ben più potenti (e che si ritenevano pietre miliari di quel mondo) che mi hanno preceduto nel varcare il cancello dell’oblio accademico. Non nego che “scomparire” non faccia piacere ,ma quel mondo sembra funzionare così e, quindi, ne’ il percorso didattico ha lasciato traccia, ne’ quello pedagogico come neppure sono ricordati i centri di ricerca che ho contribuito a realizzare (magari proprio partendo dall’idea di farli) o che ho pesantemente contribuito a finanziare, stesso discorso per le attività “istituzionali” interne ed esterne (ad iniziare dalla scuola). Come per la banda dei 4 tutto pare essere “da dimenticare e dimenticato” (salvo un’eccezione di ricordo istituzionale che mi fatto piacere). Come detto sarà così anche per chi arriverà alla pensione dopo di me, non è gratificante ma è oggettivamente quello che mi è capitato di vedere anche per veri Maestri che, almeno per me, rimangono centrali non solo nella mia formazione accademica. Va anche detto che la “sparizione” mette in condizioni di riflettere su ciò che si è saputo realizzare nel proprio percorso professionale. Senza “raccontarsela” è abbastanza significativo che il passaggio cancellato possa anche significare che le orme fossero non propriamente pesanti (e certo se vale per i Maestri non può che essere così anche per me). Qualche domanda me la sono fatta ancora. Ad esempio avere passato anni occupandomi di temi legati alla sostenibilità venendo contrastato da chi diceva che fossero tutte baggianate (non solo i bilanci di sostenibilità/sociali ma proprio le logiche legate alla compresenza di indirizzi economici/sociali/ambientali) e vedere chi, diceva e scriveva contro queste idee, attribuirsi competenze sul “come” realizzare percorsi di CSR o dare vita ad efficaci bilanci legati a questi principi, mi porta a chiedermi “dove ho sbagliato” anche se, un po’ immodestamente, la prima risposta che mi viene in mente è che forse “io non sbagliavo”. Lo stesso vale per quella “centralità della persone” che oggi è sulla bocca di tutti ma che per tanti anni sulla bocca di troppi portava a sorrisi ironici (e nei loro libri veniva sostituita dalla centralità del profitto)… Anche queste considerazioni, credo, finiscono con rendermi serena la distanza dal mio mondo al quale, in ogni caso, devo molto sia dal punto di vista della mia formazione personale, sia da quello professionale. Ed anche li finisco con tornare ai “Maestri” ed in particolare a Masini e a Borgonovi che, in un certo senso, mi aiutarono a mantenere un forte legame con il mondo che “sta fuori dalle aule o dai centri di ricerca” perché “per insegnare strategia, gestione aziendale etc bisogna sporcarsi le mani nelle aziende non teorizzarne percorsi che poi si rivelano impraticabili nel mondo reale”. Che poi questo approccio mi sia stato sempre rivoltato contro nella faticosissima e contrastatissima “carriera” è un altro discorso (in un sistema per “appartenenze” il mio orgoglioso non appartenere mi ha sempre zavorrato, insieme a qualche invidiuzza sparsa legata proprio alla “libertà” che mi ha contraddistinto, oltretutto permettendomi di “vivere esperienze piuttosto gratificanti fuori dall’accademia”). Ho imparato molto sul metodo attraverso lo studio e il confronto con alcuni colleghi davvero bravi, ho imparato molto “sporcandomi le mani” nel provare a “fare” e nel provare a trarre “metodi” dalle esperienze del fare. Ho imparato molto anche osservano la lontananza tra il reale e il teorizzato che mi ha portato a prendere le distanze da chi “teorizzava” per scrivere libri a loro volta necessari per presentarsi ai concorsi (ora si è passati agli articoli ma la sostanza non cambia). Libri ed articoli spessissimo inutili se riportati nei loro dettati in azienda, ma che alimentavano (e alimentano) il sistema delle valutazioni incrociate di chi in azienda sul serio non ci può mettere proprio piede. L’università poi mi ha permesso di conoscere persone e, persino ora, mi permette di continuare a conoscere persone che mi hanno insegnato (e mi insegnano) tanto ma davvero tanto. Vale per grandi nomi ma anche per meno conosciuti manager, imprenditor*, studios*, artist* e persino politic* che mi hanno arricchito (e mi arricchiscono) oltretutto, con alcun*, dando vita a rapporti di stima e amicizia. Insomma l’Università non mi manca ma non posso che essere grato a quel mondo (direi malgrado per alcuni versi e qualche ferita che mi ha procurato) al quale ho dedicato passione (oltre che tempo). L’avere intrapreso una strada da “pensionato” diversa da quello che avevo sperato di seguire, falsa un po’ le cose, non sono certo in una situazione da “umarello” avendo un’agenda giornaliera decisamente impegnata e gratificante, posso dire che un’agenda senza impegni “fissi” legati alle attività universitarie finisce con lo sgravarla dai limiti di questo genere di impegni (ma in fondo poco meno di 50 anni di “contributi” stanno a dimostrare che di impegni “fissi” ne ho avuti..). La risposta, un po’ articolata, è quindi sintetizzabile in quanto scritto all’inizio “no non mi manca l’università” (e certo non manco io all’università ma questo è normale e, in un certo senso, giusto ci mancherebbe

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